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Cercine glenoideo: infortuni e trattamenti del “menisco della spalla”
La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano, una caratteristica che la rende anche altamente vulnerabile a infortuni. Gran parte di questa mobilità, unita alla stabilità, è garantita da una struttura poco conosciuta ma, al tempo stesso, fondamentale: il cercine glenoideo, spesso definito il “menisco della spalla” proprio per la sua funzione ammortizzante e stabilizzante. Si tratta di una cartilagine fibroelastica essenziale per la salute dell’articolazione gleno-omerale e le sue lesioni possono causare dolore significativo e limitazioni funzionali.
Comprendere cosa sia questa componente, quali infortuni lo possono colpire, come riconoscerli e quali trattamenti siano disponibili, è il primo passo per un recupero efficace. E in questo, FisioOneCare di Parma offre un supporto specialistico per la diagnosi e la riabilitazione degli infortuni del cercine glenoideo.
Cos’è il cercine glenoideo o menisco della spalla?
Il cercine glenoideo è una struttura fibrocartilaginea anulare che circonda il bordo della glena, la cavità poco profonda della scapola in cui si articola la testa dell’omero. La sua forma è simile a quella di un anello o labbro, da cui il termine anatomico “labrum glenoideo”.
La sua importanza risiede nella capacità di aumentare significativamente la profondità e la superficie di contatto della glena, rendendo l’articolazione della spalla più stabile; senza il cercine, infatti, la testa dell’omero si muoverebbe su una superficie quasi piatta, compromettendo gravemente la stabilità.
Non solo: il cercine serve da punto di ancoraggio per importanti legamenti della spalla e per il tendine del capo lungo del bicipite brachiale ed è proprio per la sua funzione di aumentare la congruenza articolare, di ammortizzare i carichi e di stabilizzare l’articolazione che viene spesso chiamato il “menisco della spalla“, richiamando la funzione del menisco del ginocchio. La sua integrità è, dunque, fondamentale per il corretto funzionamento della spalla in tutti i suoi complessi movimenti.
Quali sono i principali infortuni?
Il cercine glenoideo, per via della sua posizione e della sua funzione, è soggetto a diversi tipi di infortuni, spesso legati a traumi o a movimenti ripetitivi.
Uno degli infortuni più comuni è la lesione SLAP (Superior Labrum Anterior to Posterior), che si verifica nella parte superiore del cercine, dove si inserisce il tendine del bicipite e può estendersi dalla parte anteriore a quella posteriore. Le lesioni SLAP sono frequenti negli atleti che praticano sport con movimenti overhead (cioè sopra la testa) come baseball, pallavolo o tennis, o a seguito di cadute sul braccio teso. Un altro infortunio significativo è la lesione di Bankart, che interessa il cercine nella parte inferiore-anteriore ed è quasi sempre associata a una lussazione anteriore di spalla. Quando la spalla è lussata in avanti, il cercine può staccarsi dall’osso, compromettendo gravemente la stabilità articolare e aumentando il rischio di lussazioni recidivanti.
Meno comuni, ma pur sempre possibili, sono le lesioni del cercine posteriore, spesso dovute a traumi diretti sulla parte posteriore della spalla o a movimenti ripetitivi di spinta. Esistono, poi, lesioni degenerative, che non sono causate da un singolo trauma acuto ma da un processo di usura legato all’età o a stress ripetuti nel tempo, simili a quanto accade per i menischi del ginocchio.
Indipendentemente dal tipo, un infortunio al cercine glenoideo può compromettere seriamente la funzione della spalla, richiedendo un’attenta valutazione specialistica.
Quali sono i sintomi?
I sintomi di un infortunio al cercine glenoideo possono essere vari e, talvolta, poco specifici, rendendo la diagnosi complessa.
Il sintomo più comune è un dolore profondo alla spalla, spesso descritto come vago e difficile da localizzare con precisione, che può peggiorare con specifici movimenti, soprattutto quelli sopra la testa o con carichi. Molti pazienti riferiscono una sensazione di schiocco, scatto, crepitio o blocco all’interno della spalla durante il movimento, indice di un frammento del cercine o del tendine del bicipite che si incastra.
Si può avvertire una sensazione di instabilità o di “spalla morta”, soprattutto in caso di lesioni associate a lussazioni, dove il paziente percepisce che la spalla sta per uscire dalla sede e possono verificarsi una perdita di forza nella spalla o nel braccio e una riduzione del range di movimento.
Il dolore, tra l’altro, può manifestarsi anche durante la notte e irradiarsi lungo il braccio o verso il collo, simulando problematiche cervicali o neurologiche. Data la variabilità dei sintomi, è fondamentale una valutazione clinica specialistica per ottenere una diagnosi accurata.
Come si diagnostica un infortunio del cercine glenoideo?
La diagnosi di un infortunio al cercine glenoideo richiede un approccio combinato di esame clinico e indagini strumentali, data la natura complessa della lesione e la variabilità dei sintomi.
Il percorso diagnostico inizia con un’approfondita anamnesi da parte del medico o del fisioterapista, che raccolgono informazioni sul tipo di trauma, sull’insorgenza e l’evoluzione dei sintomi, e sulle attività che aggravano o alleviano il dolore. Segue l’esame obiettivo della spalla, durante il quale vengono eseguite specifiche manovre e test clinici, come il test di O’Brien per le lesioni SLAP o il test di apprensione per l’instabilità anteriore, appositamente progettati per riprodurre il dolore o le sensazioni di instabilità e, quindi, fornire indizi preziosi sulla localizzazione e il tipo di lesione. Vengono valutati anche il range di movimento, la forza muscolare e la stabilità articolare.
Per confermare la diagnosi e visualizzare l’entità della lesione, sono necessarie indagini strumentali: le radiografie (RX) della spalla sono spesso eseguite per escludere fratture ossee o altre anomalie scheletriche che potrebbero causare sintomi simili. Tuttavia, la radiografia non è in grado di visualizzare il cercine glenoideo, essendo una struttura di tessuto molle, quindi l’esame primario per la diagnosi di lesioni del cercine è la risonanza magnetica (RM). Per una maggiore precisione, soprattutto nelle lesioni più piccole o sfumate, si ricorre spesso all’artro-risonanza magnetica (RM con mezzo di contrasto intra-articolare) che, utilizzando un mezzo, permette di evidenziare con chiarezza eventuali lacerazioni, distacchi o anomalie del cercine glenoideo.
Come trattare un infortunio del cercine glenoideo
Il trattamento di un infortunio al cercine glenoideo dipende da numerosi fattori, tra cui il tipo, la dimensione e la stabilità della lesione, l’età del paziente, il suo livello di attività e la presenza di sintomi di instabilità.
Per le lesioni di minor entità, stabili, o in pazienti con sintomi lievi, si può optare per un trattamento conservativo, che include un periodo iniziale di riposo relativo dell’articolazione, evitando i movimenti che scatenano il dolore. L’applicazione di ghiaccio sulla spalla e l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) possono aiutare a controllare il dolore e l’infiammazione. A volte, in fase acuta, può essere consigliata una breve immobilizzazione con un tutore per la spalla.
Successivamente, la fisioterapia diventa il fulcro del trattamento conservativo. Nella fase iniziale, l’obiettivo è la gestione del dolore e dell’infiammazione tramite terapie manuali delicate e strumentali, come la tecarterapia e la laserterapia. Contestualmente, si inizia con esercizi di mobilizzazione passiva e attivo-assistita per mantenere il range di movimento dell’articolazione senza stressare il cercine e si lavora sulla mobilità di gomito, polso e mano.
Una volta che il dolore diminuisce e la lesione inizia a stabilizzarsi, il focus si sposta sul recupero graduale della mobilità completa della spalla e sul rinforzo muscolare. Il fisioterapista guida il paziente in esercizi mirati per i muscoli della cuffia dei rotatori e per i muscoli stabilizzatori della scapola, fondamentali per ripristinare la forza e il controllo della spalla e vengono affrontati eventuali squilibri muscolari e migliorata la postura.
Dopodiché, si introducono esercizi di rieducazione propriocettiva e neuromuscolare per migliorare la stabilità articolare e la coordinazione, mentre la fase finale del percorso riabilitativo è dedicata al recupero funzionale specifico, con esercizi che simulano i gesti della vita quotidiana, lavorativa o sportiva, con un aumento graduale del carico e della complessità, fino al ritorno sicuro alle attività desiderate.
Il trattamento chirurgico è preso in considerazione quando la lesione è significativa, causa instabilità persistente o non risponde al trattamento conservativo. L’intervento più comune è la riparazione artroscopica del cercine, una tecnica minimamente invasiva in cui il chirurgo riattacca il cercine all’osso glenoideo utilizzando ancore e fili. Dopo l’intervento, è previsto un periodo di immobilizzazione seguito da un intenso programma di fisioterapia, essenziale per il recupero completo della funzione della spalla.
Categoria Articolo: Fisioterapia Parma

