Poliambulatorio Parma FisioOneCare

Vaginismo: cause, sintomi e trattamenti
Argomenti Articolo

Vaginismo: cause, sintomi e trattamenti

Il vaginismo è un disturbo della sfera sessuale e pelvica che ha un impatto significativo, e spesso devastante, sulla vita di chi ne è affetto e della coppia. Classificato come una disfunzione sessuale dolorosa, si manifesta come una contrazione involontaria, persistente e ricorrente dei muscoli del pavimento pelvico, in particolare il muscolo pubococcigeo, che circondano l’apertura vaginale. Questa contrazione rende doloroso (dispareunia) o impossibile qualsiasi tentativo di penetrazione, a prescindere che sia legata ai rapporti sessuali, all’inserimento di tamponi o all’esecuzione di visite ginecologiche.

È fondamentale sottolineare che il vaginismo non è un problema di “volontà” o di “rifiuto”, ma una risposta fisica involontaria, un vero e proprio spasmo di difesa. In un centro specializzato come FisioOneCare di Parma, l’approccio a questa condizione è mirato in primis a conoscere la causa. Perché il corpo si contrae? Perché proprio in quella zona? Da cosa si sta difendendo la donna?

A questi interrogativi non risponde la professionista ma la donna stessa con una accurata anamnesi e le domande giuste. Scoprire la causa è fondamentale per arrivare a risolvere definitivamente la sintomatologia e trasformare il dolore.

Quali sono le cause del vaginismo?

Le cause del vaginismo sono raramente di natura puramente organica; nella maggior parte dei casi, la disfunzione ha una genesi psico-fisiologica, il che significa che il cervello invia segnali di pericolo o allarme al pavimento pelvico, scatenando lo spasmo muscolare difensivo.

La condizione può essere innescata da una complessa interazione di fattori psicologici, emotivi e culturali. Nella sua forma primaria, il vaginismo si manifesta fin dai primi tentativi di penetrazione e può essere associato a traumi pregressi non risolti, che non sono necessariamente di natura sessuale. La storia personale può includere abusi o violenze sessuali (il trauma più evidente, ma non l’unico), esperienze dolorose o traumatiche legate alla sessualità, o traumi emotivi generali che hanno creato un’associazione subconscia tra l’area genitale e il pericolo. Parallelamente, un’educazione sessuale rigida, repressiva o con forte enfasi sul senso di colpa può indurre la donna a percepire l’atto sessuale come rischioso o moralmente sbagliato, creando tensione inconscia e predisponendo allo spasmo.

Il vaginismo può svilupparsi anche in donne che in precedenza avevano una vita sessuale normale, manifestandosi come forma secondaria. Ciò può accadere dopo un’esperienza dolorosa specifica, come un parto difficile, una vulvodinia non trattata o un intervento chirurgico. In questi casi, la paura anticipatoria del dolore,  genera la tensione muscolare e la tensione stessa causa il dolore, alimentando un vero e proprio circolo vizioso che autoalimenta lo spasmo.

L’origine si è sempre pensato essere  prevalentemente psicologico, oggi attraverso le neuroscienze si è compreso che è il sistema nervoso autonomo (SNA) che “difende” in modo strenuo la Donna,  chiudendo possibili vie di accesso al suo corpo ed alla sua profondità. Qualunque “intrusione” viene vissuta come un pericolo, vivendo in uno stato continuo di allarme e vigilanza. Spesso la donna asserisce di essere in questo stato da sempre. Molto probabilmente i vissuti dell’infanzia hanno determinato tale difesa per la sopravvivenza.

Lavorare col sistema nervoso è diverso dal lavoro psicologico, il sistema nervoso si fa corpo e da lì si parte per la pacificazione dei sintomi.

Talvolta l’episodio di vaginismo può essere scatenato o peggiorato da condizioni fisiche che agiscono come trigger dello spasmo. Queste includono la vulvodinia e la vestibolite, condizioni di dolore cronico a livello vulvare, o infezioni ricorrenti come candidosi e vaginiti, mal curate, senza includere alimentazione e stile di vita, che causano irritazione e dolore che il corpo associa immediatamente al tentativo di penetrazione. Il team di FisioOneCare di Parma lavora per identificare tutte queste cause. Con un colloquio preliminare con la nostra Ostetrica, Maria Grazia Billone, sarà importante risalire alla causa attraverso un’anamnesi accurata e attenta, in un ambiente intimo, dove potrai sentirti al sicuro.

Quali sono i sintomi del vaginismo?

I sintomi del vaginismo possono variare per intensità, ma sono sempre incentrati sulla difficoltà o l’impossibilità della penetrazione. È essenziale sottolineare che la donna non è in grado di controllare volontariamente questi sintomi.

Il sintomo principale è la contrazione involontaria e lo spasmo muscolare. Al tentativo di penetrazione, che si tratti di un rapporto sessuale, dell’inserimento di un tampone o di una visita ginecologica, i muscoli del pavimento pelvico, in modo riflesso, si contraggono dolorosamente. La donna sperimenta un dolore all’ingresso vaginale, spesso descritto come una sensazione di “muro”, “bruciore” o “lacerazione”. A livello comportamentale, la paziente può reagire allo spasmo involontario stringendo le gambe, bloccando il respiro o inarcando il corpo nel tentativo di evitare il contatto. Nelle forme più severe, il vaginismo può impedire completamente l’atto sessuale o l’esame con speculum.

Accanto ai sintomi fisici, vi è un notevole carico di sintomi psicologici ed emotivi. L’ansia e l’angoscia legate al sesso o alle visite mediche sono costanti, spesso associate a senso di colpa, frustrazione e a un significativo impatto sulla relazione di coppia. La gravità del vaginismo è classificata clinicamente in base al grado di reazione fisica al tentativo di penetrazione, che può variare da una leggera tensione, all’impossibilità completa di eseguire anche solo il tocco superficiale. Riconoscere l’origine involontaria di questi sintomi è il primo passo per un trattamento efficace.

Come si diagnostica il vaginismo?

La diagnosi del vaginismo è prevalentemente clinica e si basa su un’attenta anamnesi e sull’esclusione di altre patologie, poiché non esistono esami di laboratorio specifici per questa condizione.

La prima fase è un colloquio approfondito con la paziente, durante il quale si raccolgono la sua storia clinica, sessuale ed emotiva, ponendo particolare attenzione alla comparsa del sintomo e alla qualità del dolore. Questo è un momento di ascolto empatico e non giudicante, essenziale per stabilire un rapporto di fiducia. Successivamente, si procede all’esame obiettivo, mirato a escludere che il dolore sia causato primariamente da infezioni, vulvodinia, endometriosi o altre condizioni organiche. L’esame ginecologico con speculum, se non tollerato, non è fondamentale ed è già un segno diagnostico forte. Spesso non è utile nemmeno una visita di questo genere, la storia, il racconto ed il vissuto della donna sono elementi già sufficienti per iniziare un cammino di autoregolazione del SNA.

Il cuore della diagnosi risiede nel test diagnostico dello spasmo: la professionista, dopo aver spiegato la procedura, osserva la reazione muscolare al tentativo di tocco o inserimento, spesso utilizzando solo il dito. In presenza di vaginismo, si manifesta un spasmo riflesso, ovvero la contrazione involontaria e immediata dei muscoli perineali, anche al minimo contatto. La valutazione manuale o strumentale (ad esempio tramite palpazione e biofeedback) conferma l’ipertono del pavimento pelvico, cioè una tensione muscolare eccessiva e cronica.

La diagnosi di vaginismo è accertata quando il dolore o l’impossibilità di penetrazione sono ricorrenti o persistenti e sono associati a questa chiara reazione muscolare involontaria.

I migliori trattamenti per il vaginismo

Il trattamento del vaginismo richiede quasi sempre un approccio multidisciplinare che agisca in modo sinergico sulla componente fisica (il rilassamento muscolare) e su quella psicologica (la paura e l’ansia). Il tasso di successo di questo approccio integrato è molto elevato.

Il pilastro del trattamento è aiutare la donna ad  autoregolare il SNA, in modo che ricominci ad avere speranza e fiducia attraverso le proprie risorse endogene. La terapia fisica e riabilitativa del pavimento pelvico, offerta dagli specialisti di FisioOneCare di Parma, che agisce direttamente sull’ipertono e sul circolo vizioso dolore-spasmo. L’ostetrica specializzata utilizza inizialmente tecniche di release miofasciale esterno e, progressivamente, interno (solo se tollerato); si tratta di massaggi e decontratture manuali che mirano a rilassare attivamente i muscoli pelvici più superficiali e profondi, rieducando il muscolo al rilassamento e alla percezione non dolorosa del contatto. A supporto, vengono insegnati alla paziente esercizi di rilassamento e respirazione, essenziali per sciogliere la tensione muscolare profonda che è strettamente correlata allo spasmo pelvico.

Una volta arrivati ad una regolazione del sistema, alla respirazione e al lavoro perineale, al bisogno possibile usare il biofeedback elettromiografico (EMG): attraverso questo dispositivo, la paziente prende coscienza del grado di tensione e rilassamento dei propri muscoli pelvici, dato che può visualizzare graficamente l’attività elettrica muscolare su un monitor e imparare, così, a distinguere e a controllare volontariamente la fase di rilassamento, riappropriandosi così del controllo sul proprio corpo. Talvolta, può essere utilizzata l’elettrostimolazione funzionale (TENS) per ridurre il dolore e l’ipersensibilità della zona, favorendo la neuromodulazione e il rilassamento.

L’uso dei dilatatori vaginali è secondario agli altri strumenti sopra menzionati non sono sempre utili, consistono in strumenti progressivi di diverse misure che la donna impara a inserire in autonomia, in un ambiente controllato e rilassato. Si inizia con la misura più piccola e si passa alla successiva solo quando l’inserimento avviene senza dolore né ansia. Questo processo è una forma di desensibilizzazione graduale che riprogramma il cervello (questa riprogrammazione non accade con l’uso esclusivo di dilatatori, se prima non si è fatto un lavoro sul SNA per aiutare a sciogliere l’allerta e la paura) a non associare più la penetrazione al pericolo, permettendo al tessuto muscolare di rilassarsi progressivamente.

Regolazione del SNA, lavoro corporeo su perineo, respirazione, postura e lavorando su eventuali traumi precedenti costituisce un approccio combinato di riabilitazione fisica e supporto emotivo per garantire il massimo successo nel recupero della funzionalità pelvica, della libertà sessuale e della trasformazioni di vari ambiti di vita.

Bisogna sottolineare che il vaginismo è una condizione curabile e il primo passo consiste nel riconoscere il sintomo e chiedere aiuto a professionisti specializzati. Se stai affrontando questa difficoltà, il team di FisioOneCare di Parma composto da Ostetrica e Osteopata specializzati in questa tematica è pronto ad accompagnarti con un percorso terapeutico  e personalizzato.

Categoria Articolo: Fisioterapia Parma