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Vulvodinia: cos’è, sintomi e come riconoscerla
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Vulvodinia: cos’è, sintomi e come riconoscerla

Il dolore è un segnale che il nostro corpo ci invia quando qualcosa non sta funzionando come dovrebbe; tuttavia, quando diventa cronico e inspiegabile può trasformarsi in una condizione che limita pesantemente la vita intima e quotidiana. La vulvodinia rientra in questa categoria: è un sintomo diventato patologia (infatti vulvodinia significa “dolore alla vulva”).

Questa “patologia” spesso invisibile, dolorosa e, purtroppo, ancora poco conosciuta, si manifesta con un dolore a livello della vulva, senza una causa apparente o una patologia infettiva e, proprio per la sua natura multiforme e la difficoltà di diagnosi, chi ne soffre si sente spesso incompresa e isolata.

Riconoscere i sintomi, capire le possibili cause e conoscere i trattamenti disponibili sono i primi passi per uscire da una condizione di sofferenza e ritrovare il benessere. Un approccio specialistico e multidisciplinare, come quello offerto da professioniste esperte del poliambulatorio FisioOneCare, può essere davvero decisivo.

Cos’è la vulvodinia?

La vulvodinia è una sindrome da dolore cronico localizzato a livello della vulva, cioè l’area esterna degli organi genitali femminili. La sua caratteristica principale è l’assenza di una causa evidente o di un’infezione che possa giustificare il dolore; infatti, è definita come una patologia neuroinfiammatoria, il che significa che il dolore non è il risultato di un danno ai tessuti, ma è causato da un’alterazione del sistema nervoso e da una risposta infiammatoria importante. La patologia può essere generalizzata, interessando l’intera area della vulva, o localizzata, concentrandosi in un punto specifico. La forma più comune è la vestibulodinia provocata, in cui il dolore si manifesta solo in risposta a una pressione o un tocco, ad esempio durante un rapporto sessuale, l’inserimento di un tampone o l’uso di indumenti aderenti. Anche la postura seduta può essere difficoltosa da mantenere per alcune donne. La natura del dolore è spesso descritta come un bruciore, un pizzicore ( come spilli)  o una sensazione di lacerazione.

Quali sono le cause?

Le cause precise della vulvodinia non sono ancora del tutto chiare, il che rende la diagnosi difficile e la “patologia” sfuggente; tuttavia, la ricerca scientifica individua una serie di fattori che possono contribuire al suo sviluppo. Una delle ipotesi più accreditate è che la vulvodinia sia una sindrome multifattoriale e, tra i fattori scatenanti, si possono annoverare l’infiammazione cronica locale, spesso causata da infezioni ricorrenti trattate con creme ed ovuli per mesi o anni senza agire sulla causa, la mucosa diventa così molto sottile e sensibile.  Nel tempo questo porta ad  una disfunzione del sistema nervoso periferico, cosicché i nervi della vulva rispondono in modo esagerato a stimoli normali.

Anche l’ipertono o la contrattura spasmodica dei muscoli del pavimento pelvico giocano un ruolo da protagonisti; spesso, infatti, il dolore cronico porta i muscoli del pavimento pelvico a irrigidirsi, creando un circolo vizioso di dolore e tensione muscolare che peggiora i sintomi. Fattori genetici, squilibri ormonali e una storia di traumi, sia fisici che psicologici, possono contribuire alla predisposizione ad avere un sistema nervoso autonomo bloccato in una simpaticotonia quasi costante. Le donne hanno spesso ansia, crisi di panico, problemi a livello gastro intestinale, disbiosi, umore instabile e problematiche al microbiota intestinale fanno sì che insorgano infezioni vaginali o urinarie ripetute, che possono sensibilizzare i nervi della vulva e contribuire a una reazione infiammatoria. È la combinazione di questi elementi che rende la diagnosi e la cura così complessa.

Quali sono i sintomi principali?

I sintomi della vulvodinia possono variare in intensità e natura da persona a persona, ma alcuni sono ricorrenti e caratteristici. Il sintomo principale, e più invalidante, è il dolore, che le pazienti descrivono spesso come un forte bruciore, un pizzicore, una sensazione di lacerazione, di scossa elettrica o un indolenzimento profondo. Questo dolore può essere costante o manifestarsi solo in risposta a una provocazione, come il tocco o la pressione.

Un altro sintomo comune è la sensazione di secchezza e irritazione, anche in assenza di un’infezione. Il dolore può peggiorare in determinate situazioni, come durante i rapporti sessuali, causando dolore o impossibilità di penetrazione (dispareunia). Anche semplici azioni quotidiane possono diventare una fonte di sofferenza, come sedersi a lungo, indossare pantaloni aderenti, fare sport o anche semplicemente stare in piedi. La vulvodinia può avere un impatto significativo sulla sfera psicologica, portando a ansia, depressione e isolamento sociale. A volte, il dolore si estende anche a strutture vicine, come l’uretra, quindi può essere confuso con infezioni urinarie. Anche la clitoride può essere interessata.

Come si diagnostica?

La diagnosi di vulvodinia è, spesso, un percorso lungo e frustrante per le pazienti, che si sentono dire di avere una condizione “psicosomatica” o di non avere nulla di concreto. Purtroppo, non esiste un esame strumentale specifico che confermi la diagnosi e il processo si basa sull’esclusione di altre patologie e sulla valutazione dei sintomi. Il primo passo è sicuramente una visita ginecologica approfondita per escludere cause infettive, dermatologiche, neurologiche o di altro tipo.

Una volta escluse queste cause, la professionista può eseguire un esame specifico chiamato “cotton swab test” o test del tampone: con un semplice cotton fioc, si esercita una leggera pressione in vari punti della vulva e, se la donna avverte una sensazione di dolore acuto in risposta a una pressione che in una persona sana non provocherebbe fastidio, si rafforza il sospetto di vulvodinia. La diagnosi viene confermata se il dolore persiste per almeno tre mesi e non ha altre cause evidenti.

Per molte professioniste ostetriche e fisioterapiste, impegnate nell’aiutare donne con vulvodinia lo swab test è un esame superato e inutile in quanto con qualunque cosa si tocchi la parte interessata il dolore si scatena. La donna stessa arriva dicendo di avere dolore alla vulva e le viene diagnosticata la vulvodinia ( dolore alla vulva). Questo è un paradosso della nostra medicina.

I migliori trattamenti per la vulvodinia

A causa della sua natura multifattoriale, il trattamento della vulvodinia non si limita a una singola terapia, ma richiede un approccio integrato e personalizzato che affronti la patologia su più fronti. Tra i trattamenti più efficaci e scientificamente validati, troviamo una serie di opzioni che agiscono per alleviare i sintomi e ripristinare la funzionalità.

La fisioterapia del pavimento pelvico è uno dei pilastri fondamentali del trattamento: attraverso tecniche manuali, esercizi di rilassamento e biofeedback, il fisioterapista lavora per rilassare i muscoli ipertonici, ripristinare la loro elasticità e rieducare il paziente al corretto funzionamento. Parallelamente, l’osteopatia con il suo approccio olistico può essere di grande aiuto: l’osteopata valuta e tratta le tensioni e le disfunzioni a livello di bacino, colonna vertebrale e diaframma, strutture strettamente collegate al pavimento pelvico.

Il trattamento medico di elezione per molti ginecologi è ricorrere a trattamenti farmacologici come l’uso di antidepressivi triciclici o farmaci anticonvulsivanti, che agiscono a livello del sistema nervoso per modulare la percezione del dolore. Vengono anche utilizzate creme a base di lidocaina o altri anestetici per alleviare il dolore durante i rapporti sessuali o le attività quotidiane. Un’altra opzione è la neuromodulazione, una terapia che utilizza impulsi elettrici per agire sui nervi e ridurne l’ipersensibilità. In alcuni casi specifici, si può ricorrere a infiltrazioni locali.

Con l’avvento delle neuroscienze e la comprensione sempre maggiore del funzionamento del sistema nervoso autonomo, si sta affermando sempre di più il trattamento somato-corporeo per insegnare alla donna ad autoregolare il suo sistema. Sono percorsi in cui si rende consapevole la donna del legame molto stretto che intercorre tra il suo stato disregolato, improntato alla lotta e fuga (fight and flight), lo stato di sopravvivenza in cui vive per cause varie (traumi dell’infanzia, situazioni di stress prolungati, abusi e violenze di vario genere) con la sua tematica di contrattura generale e non solo vulvare, vaginale o pelvica. Con questo approccio si guarda alla donna nel suo insieme: serve fare una anamnesi accurata, fare le giuste domande per avere risposte che, spesso urgono per essere ascoltate. Non sempre serve un approccio di riabilitazione perineale, per non andare ad esacerbare un circolo vizioso tra dolore ed ipertono già abbondantemente presente in molte donne.

L’approccio integrato, in ogni caso, è la chiave del successo. Le terapie come quelle offerte da FisioOneCare sono spesso combinate con un percorso somato-corporeo per affrontare l’ansia e lo stress legati al dolore cronico e alle ferite dell’infanzia, consigli nutrizionali per ridurre l’infiammazione generale del corpo e strumenti di rieducazione pelvi-perineale.

L’obiettivo non è solo eliminare il dolore; con un buon percorso è possibile restituire alla donna una vita piena e una sessualità gioiosa.

Categoria Articolo: Fisioterapia Parma