fratture vertebrali: definizione, cause e sintomi

Cosa sono le fratture vertebrali: definizione, cause e sintomi

Cosa sono le fratture vertebrali? Quali sono i sintomi e quali le cause di quelle che paiono essere una delle fratture più gravi del nostro sistema scheletrico perché possono incidere sulla stabilità della colonna vertebrale? Quali trattamenti medici vengono adottati per la cura dei pazienti, ma soprattutto come si può prevenire il rischio di fratture? Prima ancora di capire cosa sono le fratture vertebrali occorre soffermarsi sull’analisi delle vertebre, ovvero 33-34 ossa di forma irregolare che compongono la colonna vertebrale.

Nello specifico, partendo dall’alto, le prime sette vertebre formano il tratto cervicale e per questo vengono denominate vertebre cervicali, le dodici successive fanno parte del tratto toracico, mentre le cinque sottostanti formano il tratto lombare. Scendendo ancora troviamo altre cinque vertebre che compongono il tratto sacrale e infine le ultime quattro o cinque chiamate vertebre coccigee.

A seconda del tratto a cui appartengono le vertebre presentano una anatomia specifica, ma, nonostante ciò, tutte loro hanno:

  • il corpo vertebrale;
  • un arco vertebrale;
  • un foro;
  • un processo spinoso;
  • un processo trasverso.

Come tutte le altre ossa del corpo umano anche le vertebre sono soggette a fratture soprattutto a causa di grossi traumi.

In campo medico quando si parla di fratture vertebrali si fa riferimento alla rottura di una o più vertebre della colonna che possono presentare condizioni variabili in termini di gravità in quanto è possibile che il danno arrivi addirittura a minare l’integrità del midollo spinale.

Cause delle fratture vertebrali

Come avvengono le fratture vertebrali? Cosa le provoca? Le diverse cause possono essere di natura traumatica o di natura patologica.

Quando si parla di traumi si fa riferimento ad episodi molto forti in grado di esercitare sulle vertebre della colonna una pressione superiore a quella che sono comunemente in grado di sopportare.

Recenti studi hanno posto in evidenza come:

  • nel 45% dei casi di fratture vertebrali la colpa è da attribuire a incidenti automobilistici;
  • nel 20% a cadute involontarie dall’alto;
  • nel 15% a scontri fisici o atti di violenza.

Per quanto riguarda le cause di natura degenerativa invece, troviamo:

  • Menopausa;
  • Osteoporosi;
  • Ipertiroidismo;
  • Trattamenti farmacologici;
  • Trattamenti chemioterapici;
  • Trattamenti di radioterapia;
  • Problematiche dismetaboliche.

Vari tipi di fratture vertebrali

A seconda dell’evento traumatico o patologico che ha causato la frattura vertebrale, in medicina, si possono distinguere almeno 5 tipi diversi di frattura. Quali?

  • fratture da scoppio;
  • fratture da flessione chiamate anche fratture di Chance;
  • fratture da compressione;
  • fratture del processo trasverso;
  • fratture da lussazione.

Frattura vertebrale: i sintomi avvertiti dal paziente

Quali sono i sintomi? Vi sono differenze a seconda delle diverse tipologie di frattura? Ogni paziente ravvisa un forte dolore alla schiena. L’intensità dello stesso dipende dal grado di sopportazione, ma anche dalla gravità della frattura e da ciò che l’ha causata. Nelle fratture da compressione ad esempio il dolore è improvviso e la sede della frattura è dolente alla palpazione.

Altri sintomi sono legati ad una possibile lesione del midollo spinale o dei nervi. In questi casi oltre al dolore si aggiungono disturbi neurologici come:

  • senso di torpore e formicolio agli arti;
  • la perdita di controllo degli sfinteri;
  • forte senso di debolezza muscolare;
  • perdita di conoscenza.

Quando si ha a che fare con fratture vertebrali multiple è possibile notare nei pazienti una incurvatura della schiena chiamata anche gobba della vedova. I soggetti faticano infatti a mantenere una posizione eretta, hanno difficoltà a piegarsi, ma anche ad allungare il braccio per prendere qualcosa o semplicemente a sollevare oggetti.

Come diagnosticare una frattura vertebrale

Per la diagnosi delle fratture vertebrali i medici hanno la possibilità di sottoporre i vari pazienti a un esame obiettivo, a una valutazione della storia clinica del paziente, a test di imaging, ma anche ad un esame neurologico.

Tra i vari test di imaging più usati vi sono:

  • raggi X;
  • TAC;
  • RM ovvero risonanza magnetica nucleare.

Attraverso un accurato esame neurologico, invece, lo specialista arriva a comprendere il livello di gravità della frattura e la possibilità che siano coinvolti anche il midollo spinale e i nervi limitrofi.

Fratture vertebrali: ecco come curarle

A seconda del tipo di frattura vertebrale e del suo livello di gravità i medici hanno a disposizione diversi mezzi e strumenti per la cura delle fratture vertebrali. In generale l’approccio terapeutico è sempre conservativo soprattutto nelle fratture più lievi. Si ricorre invece ad un approccio chirurgico quando le fratture presentano instabilità ed un livello di gravità maggiore.

In caso di fratture da compressione o del processo trasverso, ad esempio, la terapia conservativa pare essere la soluzione migliore per la cura del paziente. In cosa consiste? Molto spesso i medici prescrivono l’utilizzo di un busto ortopedico per la schiena che mantiene immobile il paziente e permette il nuovo allineamento della colonna. Non appena le ossa si sono rinsaldate si procede con esercizi di fisioterapia riabilitativa o ancor meglio di idrokinesiterapia.

In presenza di fratture da scoppio, da flessione o con lussazione, invece, potrebbe essere più indicato un trattamento chirurgico. In cosa consiste quest’ultimo? Si fa solitamente affidamento a interventi chirurgici di stabilizzazione che comprendono la fusione vertebrale per poter così ripristinare l’anatomia della vertebra o delle vertebre danneggiate e alleggerire un’eventuale pressione a carico del midollo spinale o dei nervi limitrofi.

Entrambi i metodi di cura vincolano il paziente a riposo forzato. Solo l’immobilità, infatti, permette alle vertebre di tornare come nuove. Oltre a questo entrambi i metodi di cura, come già sottolineato, terminano solo dopo un percorso di riabilitazione.

Il compito di un buon fisioterapista, in questi casi, è quello di:

  • Alleviare il dolore;
  • Incoraggiare i pazienti a riprendere la mobilità di prima;
  • dare nuova forza a muscoli e nervi;
  • Prevenire ulteriori fratture.

I tempi di riabilitazione ossea variano dalle 6 alle 12 settimane. Ogni paziente ha una storia a sé. Ogni fisico risponde in maniera differente da un altro. I tempi di recupero sono diversi da paziente a paziente anche in base a diversi fattori quali: età, tipo di frattura, tipo di fisico e capacità dello stesso di rispondere ai trattamenti.

Nella maggior parte dei casi dopo le cure il paziente recupera completamente la sua mobilità. Vi sono situazioni più gravi in cui è molto difficile che ciò accada. Se la frattura vertebrale ha interessato il midollo spinale il ripristino di certe funzioni motorie risulta essere impossibile.

In caso di osteoporosi, infine, è possibile che il paziente presenti delle recidive. Per questo motivo medici e specialisti consigliano esami più approfonditi e terapie atte alla gestione delle cause che hanno portato le ossa ad indebolirsi.

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