pubalgia

Pubalgia nello sportivo: tipologie, sintomi e cure

La sindrome retto-pubo-adduttoria, più comunemente conosciuta come pubalgia, indica un dolore a inguine e pube a seguito di uno sforzo e in quelle circostanze dove non è possibile risalire a una causa scatenante specifica.

Tra gli atleti è molto comune, soprattutto per coloro che praticano sport come la corsa o il ciclismo che, in corso d’opera, richiedono cambi repentini di direzione.

Tendenzialmente, la pubalgia colpisce maggiormente gli uomini delle donne per via di una pelvi più stretta e da una minore stabilità rispetto a quella femminile, decisamente più ampia.

Tipologie di pubalgia

Il termine pubalgia può essere utilizzato in modo errato o, comunque, improprio. Per questo motivo è sempre necessario, facendo riferimento all’anamnesi, individuarne la tipologia corretta tra le 3 disponibili:

  • malattia degli adduttori;
  • osteo-artropatia publica;
  • sindrome della guaina del retto femorale.

La diagnosi finale deve essere effettuata da uno specialista, che riuscirà a individuare la giusta tipologia tenendo in considerazione la sintomatologia, la distribuzione del dolore e altri disturbi associati.

Malattia degli adduttori

In presenza di malattia degli adduttori a risentirne maggiormente sono le strutture tendinee e muscolari della zona pubica, che viene costantemente sottoposta a situazioni di sovraccarico che causano infiammazioni e destabilizzazioni della sua normale funzionalità. Se lo stato diventa cronico può colpire anche l’architettura dell’articolazione, andando a formare delle microcalcificazioni. Il dolore riscontrato nella parte interna della coscia è un chiaro campanello di allarme.

Osteo-artropatia pubica

L’osteo-artrite pubica prevede un’artrosi della sinfisi pubica, cioè una formazione fibro-cartilaginea tra due emibacini, che può essere causata da situazioni di sovraccarico. Il sintomo principale è un dolore nella zona pubica che si acuisce nel momento in cui si compie un movimento come starnutire, tossire o salire le scale.

Sindrome della guaina del retto femorale

Infine, la sindrome della guaina del retto femorale scaturisce da un trauma e consiste in una microlesione della fascia superficiale accompagnata da un’irritazione del nervo perforante superficiale.

Oltre a individuare la tipologia di pubalgia, è necessario capire anche se si tratti di pubalgia traumatica o pubalgia cronica:

  • pubalgia traumatica: è frequente negli sportivi, soprattutto calciatori, tennisti e rugbisti e compare a seguito di un trauma della sinfisi pubica che, a sua volta, può danneggiare i legamenti e le inserzioni muscolari correlati al pube;
  • pubalgia cronica: al contrario, il pube è vittima di uno schema funzionale che non svolge correttamente il suo lavoro. In sintesi, non è il pube la causa del dolore ma, probabilmente, il fattore scatenante è da ricercare negli addominali.

Una volta stabilite queste caratteristiche, per lo specialista sarà sicuramente più semplice capire in che direzione andare senza, però, aver tenuto prima conto della sintomatologia completa.

Sintomi della pubalgia

In presenza di pubalgia, di solito, gli atleti presentano un dolore unilaterale correlato all’addome inferiore e un dolore inguinale anteriore che può arrivare a toccare perineo, interno coscia e scroto.

I sintomi manifestati dagli atleti, in ogni caso, sono generalmente 5:

  • dolore profondo all’inguine e al basso ventre;
  • dolore esacerbato con movimenti specifici;
  • dolore alla palpazione del ramo pubico, precisamente dove si incontrano il retto addominale e il tendine congiunto;
  • dolore alla resistenza dell’adduzione della gamba a 45°-90° di flessione dell’anca;
  • dolore alla resistenza del curl-up.

A volte può capitare che la pubalgia sia accompagnata da altri disturbi dell’anca e del bacino, il che rende la diagnosi abbastanza complicata. Per questo è opportuno eseguire più esami e scavare a fondo prima di iniziare qualunque trattamento.

Pubalgie: cure e terapie

Il miglior rimedio alla pubalgia è indubbiamente il riposo: evitare di stressare ulteriormente la parte dolorante si rivela sempre e comunque la strada migliore da percorrere. In ogni caso, è possibile procedere con altri trattamenti più attivi:

  • riabilitazione con esercizio fisico, ampiamente utilizzato con la maggior parte dei pazienti con pubalgia, da personalizzare direttamente sull’atleta;
  • fisioterapia, che deve puntare al rafforzamento e alla stabilizzazione del core, alla normalizzazione di un’eventuale inclinazione pelvica e al riequilibrio posturale;
  • aumentare il ROM (Range of Motion) dell’anca, da eseguire con cautela nei pazienti con patologie dell’anca di tipo FAI;
  • assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei e steroidei per controllare il dolore e alleviare i fastidi;
  • infiltrazioni di corticosteroidi o gel ricco di piastrine direttamente nel muscolo retto-addominale e/o all’origine dell’adduttore lungo.

Il consiglio è di optare per la fisioterapia prima di prendere in considerazione qualsiasi intervento chirurgico, che dovrebbe rimanere sempre l’ultima spiaggia.

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